Il fatto che tu non riesca a dire quello che senti davvero durante un litigio è un’esperienza comune che il Focusing spiega attraverso la natura stessa delle nostre reazioni corporee ed emotive.
Ecco le ragioni principali basate sulle fonti:
1. Il restringimento causato dalle emozioni forti
Le emozioni intense (come la rabbia o la paura) hanno un effetto di “restringimento” dell’esperienza. Quando sei travolto da un’emozione, il tuo corpo reagisce a una versione semplificata della situazione, escludendo gran parte della complessità e dei dettagli che invece conosci implicitamente. In questo stato, tendi ad agire sulla base di “meno di quanto sai”, rendendo difficile articolare la ricchezza di ciò che provi realmente.
2. Gli stati “legati alla struttura” (Structure-bound)
Durante un conflitto, spesso entriamo in stati in cui la nostra esperienza è bloccata in forme ripetitive e binari fissi governati da esperienze passate. In questi momenti, non stai reagendo alla situazione presente nella sua interezza, ma ti muovi lungo “tracce fisse” che impediscono l’emergere di qualcosa di nuovo o di autentico. Le parole che usi in questi casi sono spesso etichette pronte all’uso che non portano avanti il tuo vissuto reale.
3. Parti interne che sopprimono l’espressione
È possibile che una parte di te stia attivamente sopprimendo l’espressione di un’altra parte. Questo accade spesso perché in passato, quando hai espresso quel sentimento, sei stato criticato o umiliato, e una parte di te ha deciso che non permetterà più che tu venga ferito in quel modo. Questo conflitto interno si manifesta fisicamente come un senso di paralisi, soffocamento o chiusura.
4. La natura vaga della “sensazione sentita” (Felt Sense)
Ciò che senti “davvero” non è un’emozione definita come “rabbia”, ma un felt sense: una consapevolezza corporea olistica e complessa che inizialmente appare vaga, nebbiosa e indistinta. Poiché non ha ancora un’etichetta verbale, è molto facile perderne il contatto durante la concitazione di un litigio. Senza un momento di silenzio o una “pausa rivoluzionaria”, questa sensazione non ha il tempo di formarsi e di aprirsi in parole precise.
5. Barriere protettive e paura della vulnerabilità
Tutti noi abbiamo costruito “mura, maschere e fossati” per proteggere i nostri luoghi interiori più profondi perché siamo stati feriti dalla vita. Durante uno scontro, queste difese si attivano automaticamente. Potresti sentirti “troppo piccolo” o vulnerabile per separare ciò che senti dal rumore del litigio, o potresti temere che la tua verità non venga accolta.
Come superare questo blocco?
Secondo il Focusing, la soluzione non è cercare di forzare le parole, ma:
- Fare una pausa: Fermare il flusso del litigio per creare uno spazio interiore.
- Mettere spazio (Clearing a Space): Depositare momentaneamente le emozioni travolgenti “a una certa distanza” per poterle osservare senza esserne sommersi.
- Ascoltare il corpo: Chiedere al proprio interno “Cos’è tutto questo?” e aspettare in silenzio che la sensazione parli, invece di lasciare che la mente logica o il critico interno rispondano per te.
- Esprimersi partendo da sé: Invece di accusare l’altro, provare a descrivere la specifica qualità fisica di ciò che senti (es. “sento un peso qui sul petto”). Questo tipo di comunicazione è più facile da ascoltare per l’altro e più fedele a te stesso



