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Nel setting terapeutico o di coaching, il lavoro con i blocchi emotivi (spesso descritti come “stati legati alla struttura” o stuckness) si focalizza sulla riattivazione di un processo esperienziale interrotto. Secondo le fonti, la chiave non è l’analisi intellettuale, ma l’accesso a una dimensione corporea chiamata felt sense.

Ecco i principali strumenti pratici e procedure indicati nelle fonti:

1. Procedure di Focusing (Il Metodo in Sei Passi)

Eugene Gendlin ha codificato una procedura specifica per superare l’impasse e accedere alla saggezza corporea:

  • Clearing a Space (Liberare uno spazio): Il professionista invita il cliente a fare un “inventario” dei problemi e a “depositarli” (immaginandoli come pacchi o scatole) a una certa distanza. Questo crea uno spazio interno di calma dove il cliente non è più “fuso” con il problema ma può osservarlo.
  • Trovare lo ‘Handle’: Si cerca una parola, un’immagine o un gesto che catturi la qualità specifica del blocco (es. “teso”, “appiccicoso”, “come un muro pesante”).
  • Risonare: Il cliente verifica se l’handle scelto “calza” perfettamente con la sensazione corporea, attendendo un segnale fisico di rilascio o conferma (“sì, è proprio così”).
  • Domandare: Si può provare a rivolgere domande aperte direttamente alla sensazione: “Cosa rende tutto questo così [handle]?” o “Di cosa ha bisogno questa sensazione per stare bene?”.

2. Strumenti Linguistici e Relazionali

Il modo in cui il terapeuta o coach risponde può aiutare il cliente a “disidentificarsi” dal blocco:

  • Riflesso Evocativo: Restituire al cliente il senso sentito del suo racconto in modo vivido (usando le metafore o le immagini del cliente) per riportarlo nel vivo dell’esperienza presente.
  • Mantenere la Presenza/Compagnia: Il professionista si posiziona come un compagno di strada silenzioso e protettivo che “si siede accanto” alla parte ferita o bloccata, come se tenesse compagnia a un bambino spaventato.

3. Lavoro Creativo e con le Immagini

Quando le parole mancano, le immagini e l’immaginazione diventano ponti verso il cambiamento:

  • Murali dell’Esperienza: Invitare il cliente a immaginare il problema come un grande quadro su una parete, facendo un passo indietro per vederlo interamente.
  • Dialogo tra Parti (Sedia Vuota): Utilizzato per risolvere conflitti interni tra una “parte che spinge” e una “parte che blocca”.
  • Inversione dei Ruoli: Chiedere al cliente di “essere” fisicamente la sensazione bloccata o il blocco stesso per sentirne l’energia dall’interno e lasciarla parlare.

4. Interventi sul Corpo e l’Energia

Poiché i blocchi vengono registrati fisicamente sotto forma di tensioni, agire sul corpo può sbloccare il processo psichico:

  • Cambiamento di Postura: Invitare il cliente a sciogliere il corpo o a sedersi in avanti per permettere a una nuova energia di fluire.
  • Respiro e Silenzio: Rispettare i silenzi (che sono i momenti in cui avviene il cambiamento reale) e incoraggiare respiri profondi verso la zona della tensione.
  • Piccoli Passi d’Azione: Identificare un’azione minima e fattibile che risuoni con il corpo, per rompere il ciclo della pura discussione verbale.

5. Strategie per Blocchi Specifici

  • Se le emozioni sono travolgenti: Aiutare il cliente a sentire “tutto quello che sta intorno” all’emozione, passando dall’emozione pura al felt sense globale della situazione.
  • Se c’è il “Critico Interno”: Riconoscere la voce critica, ringraziarla per il suo tentativo di protezione, ma chiederle gentilmente di mettersi da parte per permettere un ascolto amichevole del vissuto profondo